Ente accreditato Regione Veneto n.4271

Cosa è lo slacktivism?

Pubblicato da Luca // 17 novembre 2015 // 75 visualizzazioni

slacktivism Venerdì 13 novembre 2015 è una di quelle date non dimenticheremo mai. I fatti di Parigi hanno smosso nuovamente l’opinione pubblica. Durante quelle ore, come spesso succede in queste situazioni i Social Network hanno avuto un ruolo importante.

  1. Come prima cosa, dal momento che tutte le linee telefoniche erano bloccate, i social network e Whatsapp sono stati fondamentali per entrare in contatto con i propri amici, parenti, colleghi, per essere rassicurati sulle loro condizione.
  2. Il safety check, funzione sviluppata da Facebook per la ricerca delle persone durante disastri naturali, è stata attivata e utilizzata dagli utenti per tranquillizzare la rete e quanti nemmeno immaginavano che il loro contatto era a Parigi quella sera.
  3. Attraverso i sistemi di instant messaging le autorità competenti sono state informate sulla situazione all’interno del Teatro Bataclan
  4. Hanno attivato una gara di solidarietà attraverso l’uso di hastag come #ParisAttack #PrayForParis #PorteOuverte (quest’ultimo hastag è stato utilizzato per chiedere alla rete, luoghi sicuri dove nascondersi)
  5. Hanno coinvolto il mondo dei social, attraverso post, immagini, video amatoriali, per unire il più possibile la rete.

Ma allora perché parliamo di slacktivism? Lo slacktivism  è letteralmente il sostegno passivo (da divano) di una causa o di un evento. Ci stiamo trasformando allora in automi insensibili che a comando intervengono sui fatti del mondo? Quale è la forza che ci spinge a condividere il nostro sostegno, attraverso un’app? C’è il rovescio della medaglia. I social network attivano negli utenti un senso di appartenenza difficile da ignorare. Ci sentiamo obbligati (qualcuno sostiene che ci si sente meno in colpa) nel condividere non solo i nostri pensieri ma un comune messaggio di pace, vicinanza e solidarietà. Questo spiega in parte l’utilizzo dell’applicazione bandiera sulla propria immagine profilo. Quello che non tutti immaginano è che Facebook userà i dati di utilizzo di quell’applicazione a fini commerciali. La comparsa dell’applicazione bandiera è iniziata a Giugno di quest’anno, in sostegno della legalizzazione dei matrimoni omosessuali. In quel caso era la bandiera della pace da sovrapporre alla propria immagine profilo. Sono stati 26 milioni, gli utenti che l’hanno utilizzata (dati di Facebook). Cosa impedirà Facebook, di utilizzare quei dati a fini commerciali e  individuare, in questo modo i target migliori per un particolare tipo di annuncio? Dopotutto Facebook guadagna dal tempo che gli utenti trascorrono su Facebook, come dargli torto. Ma è giusto saperlo. Cosa è rimasto della solidarietà a pochi giorni dalla strage? Quanti hanno deciso di aderire e al terminato il weekend di sangue, sono tornati alle loro vite. In fondo, il web a volte ci porta a vivere l’evento in modo intenso, senza mediazioni, come una fiamma che brucia, tanto veloce da esaurire la forza in pochi secondi. Ma è davvero giusto sostenere una causa solamente per moda e vivere una tragedia come un trend? Voi cosa ne pensate?

Topic:

Send this to a friend