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Il curriculum vitae alla prova dei fatti.

Parte seconda: l’aspetto grafico.

Pubblicato da Giuseppe // 31 ottobre 2017 // 351 visualizzazioni

Dopo una prima parte nella quale abbiamo affrontato svariati aspetti concernenti i contenuti del curriculum vitae, eccoci adesso a parlare della forma grafica di questo importante documento che, non dimentichiamolo, rappresenta non solo una sintesi del nostro percorso professionale, ma è anche l’espressione dell’immagine che vogliamo offrire di noi stessi al destinatario.

Si usa dire “la prima impressione è quella che conta”: questo vale anche nel caso del CV. Pertanto l’aspetto grafico non deve assolutamente essere sottovalutato, anzi! Il curriculum molto spesso viene stampato, ed è inevitabile che saremo giudicati anche per come questo foglio si presenta agli occhi di chi lo deve esaminare.

Qualche piccola regola di carattere generale:

  • d’accordo personalizzare l’impaginato, ma senza esagerare;
  • spaziare bene i paragrafi, per rendere agevole la lettura e l’individuazione dei diversi argomenti;
  • usare soluzioni tipografiche quali neretti, sottolineature, corsivi per evidenziare specifiche parti di testo;
  • non superare la lunghezza di una pagina, due al massimo; non è la nostra autobiografia, è un CV.
  • esportare sempre, sempre, sempre in formato PDF.

Fino a qualche tempo fa, sull’inserimento della foto esistevano scuole di pensiero diverse; in linea di massima, si consigliava di metterla solo se esplicitamente richiesta. Oggi la tendenza dominante è quella di metterla a prescindere, e – come in ogni cosa –  è l’uso che sancisce la regola.

Quindi, scegliamo un bello scatto, e posizioniamolo in alto sulla pagina.

Il taglio migliore da dare all’immagine è quello tipico del ritratto: più o meno, da poco sotto la clavicola fino alla punta dei capelli. Da evitare assolutamente l’effetto “annegamento”, con la parte superiore dell’immagine completamente vuota.

Eviteremo il tristissimo “effetto epigrafe” inserendo l’immagine in modo che arrivi al bordo pagina, superiore o inferiore. Possiamo anche adattarla in un fondino colorato, o dare una forma geometrica diversa dal solito rettangolo.

 

Il CV infografico, un’alternativa solo occasionale?

Parlando di curriculum e di forma, è inevitabile affrontare l’argomento del CV infografico, indicato soprattutto per chi si candida nell’ambito della pubblicità e della comunicazione: web e graphic design, web marketing, social media marketing.

Negli Stati Uniti sta diventando molto comune; da noi è ancora poco diffuso, quindi è bene valutare attentamente se il selezionatore, in base alla figura che ricerca e del tipo di Azienda, sarà in grado di apprezzarlo. Ma il rischio che venga considerato una pura eccentricità è sempre presente, e dobbiamo tenerne conto.

Le infografiche sono concetti espressi ricorrendo a simboli, icone e disegni che sostituiscono le informazioni testuali. Presentano il vantaggio di catturare immediatamente l’attenzione dell’esaminatore, che avrà modo di valutare con un colpo d’occhio la nostra personalità e la nostra creatività. Questo ovviamente a patto di non ricorrere a template generici scaricati dal web! Se ci presentiamo come esperti di grafica, l’esaminatore rimarrà favorevolmente colpito da un layout che è stato chiaramente ideato da noi, utilizzando i comuni programmi di grafica vettoriale.

Il CV infografico non può e non deve sostituirsi al CV tradizionale. Quanto meno, deve essere comunque accompagnato da una lettera di presentazione redatta secondo le normali metodologie. Sicuramente è immediato e diretto, e se ben concepito può trasmettere informazioni su noi stessi che vanno oltre la consueta “lista” scritta di competenze, attitudini e capacità.

Malgrado questo, io continuo a preferire il buon vecchio curriculum contenente un razionale e ordinato elenco delle informazioni che vogliamo trasmettere, personalizzato con piccoli dettagli [qualche linea, l’inserimento di un colore, un particolare taglio della foto].

Come già ho avuto modo di ribadire, non esiste “il nostro curriculum”, bensì “i nostri” curriculum.

Ogni volta che ci candidiamo a una posizione, predisporremo una specifica versione del CV, conformando il nostro profilo alla specifica realtà cui ci stiamo approcciando e alle aspettative del reclutatore. Daremo particolare rilievo alle competenze richieste nell’annuncio, perché è di quelle che ci verrà chiesta conoscenza approfondita. In poche parole, eviteremo di disperdere le informazioni essenziali nel flusso delle informazioni generali.

Lo scopo è quello di ottenere un colloquio, facendo in modo che il nostro CV sia più efficace e convincente di quello altrui. Nel faccia a faccia con l’esaminatore, starà a noi dimostrare che quanto riportato nel curriculum è l’effettiva sintesi di quanto siamo in grado di fare. Ma questa è un’altra storia.

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