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Cybercultura, è questo il nostro futuro?

Pubblicato da Luca Binotto // 11 dicembre 2013 // 42 visualizzazioni

cyborg eye

Oggi parliamo di cybercultura e fantascienza; filone narrativo nato dal racconto scientifico di fine ‘800 e esploso negli anni ’40 del ventesimo secolo con esponenti del calibro di Isaac Asimov e Robert Heinlein. L’epoca d’oro del settore continua nel decennio successivo e, per nostra fortuna, un uomo decide di pubblicare il suo primo lavoro: sto parlando di Philip K. Dick.

Perché lo reputo così importante? Perché è il precursore del cyberpunk e di tutti i suoi vari ‘spin-off’. Perché i suoi racconti hanno ispirato film come Atto di forza (da Ricordiamo per voi), Minority Report (da Rapporto di minoranza), Impostor (da Impostore), Screamers (da Modello Due) e A scanner Darkly (da Un oscuro scrutare).

Ma il ringraziamento più grande va a ‘Il cacciatore di andoridi’ – titolo originale Do Androids Dream of Electric Sheep? – che ha ispirato il capolavoro del 1982 ‘Blade Runner’, un film che, nonostante l’età, riesce ancora a piacere sia per l‘ambientazione moderna e originale che per le tematiche ancora maledettamente attuali.

Nel film di Ridley Scott (ormai esperto di fantascienza dopo ‘Alien’ del 1979) vediamo come i replicanti, pura vita artificiale, vengano messi a confronto con gli umani. Nonostante l’aspetto esteriore sia lo stesso, non riescono a vivere una vita vera, piena e intensa perché a loro manca sempre qualcosa. Inizialmente potremmo pensare che sia la solita idea di società cibernetica distopica – concetto ripreso in Terminator del 1984-, ma non è così.

I surrogati biomeccanici sono costruiti dall’uomo per svolgere lavori pericolosi, pesanti e come giochi per il piacere nelle colonie spaziali. Ben presto arriva l’autocoscienza ; la rivolta dei replicanti non è ostile all’uomo – le vittime sono effetti collaterali della disperazione – ma mira all’integrazione vera, paritaria e senza paletti (mi riferisco all’aspettativa di vita programmata).

Questo concetto è poi stato ripreso in tantissimi modi e lavori successivi, addirittura influenzando il mondo del fumetto Disney moderno con ‘la rivolta dei droidi’ della serie PK. Qui gli androidi arrivano dal futuro e salvaguardano il naturale scorrimento della line temporale; sono forti, intelligenti, hanno capacità decisionale e arrivano a provare sentimenti come tristezza, rimorso e amore.

I due filmati che vi presento parlano di tutto questo, spero riusciate a capire l’inglese, ma (soprattutto il secondo) sono abbastanza chiari comunque.

Robbie – A Short Film By Neil Harvey from Neil Harvey on Vimeo.

Questo sorprendente corto punta dritto al cuore delle tematiche della cybercultura: la possibilità di una macchina di diventare senziente e di farsi domande sulla propria esistenza, di sperimentare l’amicizia e di sentirsi sola. Qui, il confine fra macchina e umano viene messo in questione, se Robbie può provare tutti questi sentimenti, come può non essere definito umano? Se i principi di autonomia, razionalità, responsabilità eccecc possono diventare parte di un’intelligenza artificiale, possiamo limitare il concetto di ‘umano’ solo per com’è fatto il nostro corpo? Oppure per come ci relazioniamo con il mondo? 

TRUE SKIN from H1 on Vimeo.

‘Nessuno vuole essere completamente organico. Nessuno vuole ammalarsi, o invecchiare, o morire. La mia unica scelta è stata di migliorare me stesso.’ Questo è quanto viene detto dal protagonista del corto. In questo futuro, l’aumento delle normali capacità del nostro corpo è normale e il limite fra umano e meccanico è stato abolito. È addirittura possibile fare un backup della propria memoria, costringendo lo spettatore a pensare alla natura del cervello umano: è davvero possibile ‘salvare come…’ tutta la nostra mente con esperienze, ricordi, amori e passioni? …sarebbe la ricetta per l’immortalità?

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