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Dario Bressanini: l’incontro dal punto di vista di un blogger

Pubblicato da Luca Binotto // 19 febbraio 2014 // 124 visualizzazioni

Aula

Questo articolo vi sembrerà ‘off-topic’ rispetto alle nostre solite pubblicazioni; non è così. Ma non perdiamoci in chiacchiere, ecco il resoconto dell’incontro di ieri (19 febbraio 2014) con Dario Bressanini all’Università di Padova.

Una piccola premessa: Bressanini è un chimico teorico e insegna all’università dell’Insubria. Ha scritto vari libri nei quali sfata alcuni miti alimentari applicando il metodo scientifico e tratta argomenti difficili come OGM, alimentazione biologica e molto altro ancora. Nella sua ultima fatica letteraria affronta un altro argomento spinoso, quello del marketing ‘da carrello della spesa’.

Io sono un biotecnologo, ma lavoro da anni nel campo del web marketing e della comunicazione online e mi rendo conto quotidianamente di quanto sia difficile trasmettere informazioni complesse in modo semplice e chiaro a tutti, soprattutto quando si tratta di chimica, genetica o medicina.  

La conferenza comincia alle 19.00 circa, ma sono in loco venti minuti prima per sicurezza; infatti ho il mio posto a sedere e l’aula è ancora quasi vuota. Più si avvicina l’inizio dell’incontro e più persone arrivano; quando entra Dario ormai i posti a sedere sono tutti occupati, scale e pavimento compresi.
Dopo una breve presentazione da parte dei rappresentanti dell’associazione L’ombra di Galileo -siamo in Veneto, ombra ha un suo significato-, Dario inizia il suo intervento mostrando un grosso stupore per l’enorme partecipazione, si aspettava “solo un 30-40 studenti di chimica” e invece si trova davanti a un mare di studenti, ex-studenti e curiosi.

Parte dalle basi; perché e come abbia iniziato a fare divulgazione scientifica e quanto sia difficile per un ricercatore parlare di scienza senza rendere il discorso estremamente noioso e incomprensibile.
Ha poi parlato della collaborazione con la rivista cartacea Le Scienze e di come sia limitante la carta stampata; se hai 4000 battute a disposizione quelle devi scrivere, non di più. Infatti, regolarmente, i suoi articoli vengono tagliati.

Siamo nel 2004 e internet sta crescendo in modo esponenziale, gli viene affidato un blog e qui può finalmente pubblicare tutto quello che vuole senza limitazioni di spazio. Il successo: diventa uno dei top 100 blog in Italia con circa 5000 accessi unici al giorno. Chi lavora nel settore sa quanto sia difficile raggiungere certi numeri, soprattutto ora.

Arriviamo al punto fondamentale: come sono scritti gli articoli? Fare divulgazione scientifica è, forse, la sfida ultima per un giornalista o un blogger. Trasmettere informazioni complesse in modo semplice, magari a persone che non hanno un minimo background sull’argomento, è di una difficoltà estrema, aumentata dal pregiudizio nei confronti di certi temi.
Uno stile di scrittura semplice e fluido è indispensabile per riuscire a far arrivare qualcosa ai lettori, senza utilizzare ‘paroloni’ o tecnicismi improbabili.
Vi assicuro che è possibile; anche la chimica o l’ingegneria genetica possono essere resi comprensibili a tutti e, Dario Bressanini, ci è riuscito.

Altro punto importante, affrontato più volte in questo stesso blog e durante i corsi, è la verifica delle fonti e la ricerca su web: controllo di qualità delle riviste dalle quali prendete le notizie, siti web attendibili, riferimenti bibliografici, articoli in peer-review o database affidabili come Pubmed, senza cadere nel tranello del ‘cherry picking’ (scegliere solo le fonti che confermano la nostra teoria), sono essenziali.

Il web, potenzialmente, permette a milioni di utenti di leggere i nostri post; non dovremmo sentirci responsabili? È un dovere pubblicare informazioni corrette, oppure no?

Dopo la lunga chiacchierata su blog e pubblicazioni varie –ho scoperto che le food blogger amano Dario perché, con l’approccio da chimico, ha salvato migliaia di meringhe– è arrivato il momento delle domande.

Inizia il dibattito e subito si alzano molte mani: biodiversità, cibi sani, coloranti, OGM, dieta alcalina (pensare di poter cambiare il pH tamponato del sangue con il cibo è qualcosa di mostruoso, se volete maggiori informazioni, scrivete nell’area commenti), Kamut®(fareste bene a chiedervi perché c’è il simbolo di marchio registrato), cotture e trasferimento di inquinanti/patogeni dal cibo ingerito.

C’è stata anche una voce fuori dal coro, una ‘contestazione’ che ha acceso il dibattito. Sia chiaro, una contestazione dev’essere fatta con dati certi, bisogna essere in grado di fare comparative corrette e trarne le giuste considerazioni, altrimenti si finisce per correlare l’innalzamento della temperatura con la diminuzione del numero dei pirati.
Pirati - Temepratura
Ma nessuna censura. Una community funziona esattamente così; si parla si discute e ci si scambiano idee. La stessa filosofia che va adottata online (e lui lo fa): nessun commento cancellato o utente bannato, se porta beneficio alla discussione.

Dopo ben 3 ore di incontro arriva il congedo; all’uscita facce soddisfatte e persone che si scambiavano pareri e opinioni. Oltre a qualcuno che si chiedeva cosa mangiare, in fin dei conti pensare fa venire fame 😉

La parola giusta per la serata è ‘interessante’, anche dal punto di vista di chi lavora nel web marketing: creare contenuti stimolanti, veritieri e semplici, gestire nel modo corretto una community sono tutte capacità indispensabili in questo campo. 

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