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Google loves Sans Serif

Pubblicato da Luca // 2 settembre 2015 // 94 visualizzazioni

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Google ha cambiato il proprio logo. Avete ragione, la notizia vi sembrerà già vecchia. Vi siete accorti cosa è cambiato? Dal 1999, questa è la modifica più radicale del logo di Google che ci aveva già abituati nel corso degli anni a lievi aggiustamenti del proprio logo. Quest’ultimo restyling conserva l’ordine dei colori Google, anche se con una tonalità più leggera e ci presenta due nuovi elementi: l’icona “G” e i pallini animati. Tuttavia la novità più importante è l’assenza delle grazie, ovvero quei segni grafici che allungano le estremità delle lettere in modo ortogonale, più o meno spigolose (per capirsi, come il font Times New Roman). Il nuovo logo è stato chiamato Product Sans e si ispira alle lettere nei libri scolastici delle elementari.  

Ma perché sono state tolte le grazie?

Il nuovo logo è stato razionalizzato e modernizzato, a quanto dicono. Come evidenziato dagli stessi sviluppatori, il nuovo font si integra più facilmente in tutti i supporti di prodotto, ai servizi offerti e più in generale, in tutti gli strumenti contemplati nella brand identity dell’azienda. I caratteri Sans Serif (senza grazie, appunto) sono notoriamente molto più funzionali in tutte le risoluzioni. Questo permetterà a Google di offrire un servizio graficamente impeccabile sia sugli schermi delle smart tv, ma anche su tablet, smartphone, smartwatch o il cruscotto di un auto. Avete capito bene. Vi ricordo che Google sta portando avanti un progetto di auto intelligente.  Inoltre, i caratteri senza grazie permettono un caricamento della pagina web molto più veloce.   3050613-inline-3a-googles-new-logo  

Storia del Sans Serif

Sapete come è nato il Sans Serif? Andiamo indietro di qualche anno. I primi font senza grazie sono del XVIII secolo e non avevano l’obiettivo di rendere un testo più contemporaneo (come ha pensato Google), ma semplicemente volevano rappresentare antiche iscrizioni di lapidi etrusche (vedi De Etruria Regali libri VII di Thomas Dempster  – 1723). Le scoperte archeologiche spinsero fortemente la nascita e diffusione del movimento Neoclassicista, riscoprendo i principi di equilibrio e proporzione degli antichi greci e romani. Tutta l’arte ne fu coinvolta, a più livelli, compresa l’architettura. Tra gli architetti, John Soane viene citato per essere tra i primi a utilizzare un font Sans Serif nei suoi progetti architettonici, una novità per l’epoca che venne successivamente copiata da molti designer. Il font Sans Serif apparve sulla carta stampata solo a partire dal 1805, in Rivista Europea e nello stesso periodo vennero prodotte diverse varianti, come il Grottesco, l’Antique, il Doric o l’Egyptian utilizzate soprattutto a scopo pubblicitario, perché erano ben visibili a distanza. Molti di questi primi font senza grazie, disponevano esclusivamente dello stile maiuscolo, in quanto l’uso promozionale, quasi da “slogan”, richiedeva solo il maiuscolo. In casi particolari, quando le scritte sui cartelli erano particolarmente grandi, le lettere erano disegnate a mano. L’etichetta di “font pubblicitario”, se da una parte diffuse l’uso del Sans Serif, dall’altra parte lo rese alquanto impopolare su testi e libri impegnati che ancora oggi privilegiano il Serif. La situazione non cambiò, fino all’avvento delle nuove tendenze dell’arte e del design industriale, in particolare il Bauhaus tedesco del 1920 che coinvolsero anche lo stile tipografico, sostenendo che una cosa è bella solo quando ha uno scopo pratico. L’esempio più importante di quest’epoca è rappresentato dal font Futura, creato in Germania nel 1928: schema rigorosamente geometrico, coerente e privo di ogni abbellimento. Un nuovo stile di comunicazione che ha avuto un ruolo importantissimo nella diffusione dei caratteri Sans Serif come standard accettato anche nel corpo del testo. Una maggiore domanda ha obbligato la creazione di numerose varianti, come l’Helvetiva, l’Arial, il Lato, fino al Product Sans, l’ultimo nato. E poi venne il web. L’uso del font Sans Serif da quel momento non fu più lo stesso.   Immagine: Google

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