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Il graphic design è una professione

Robert De Niro, la grafica pura, il mestiere nella società liquida. Una riflessione per chiunque pensasse di diventare graphic designer professionista.

Pubblicato da Giuseppe Burgio // 13 Aprile 2017 // 854 visualizzazioni

il graphic designer è una professione

Nel film del 1995 “Heat”, con Robert De Niro e Al Pacino, il rapinatore Neil McCauley, personaggio interpretato da De Niro, incontra una donna in un fast food e, dopo i primi convenevoli, le chiede di che cosa si occupi. Lei risponde di essere una graphic designer, di progettare loghi, copertine di CD e menù di ristoranti. Lui la ascolta, poi la guarda perplesso e chiede: “Ma si va a scuola per imparare a fare tutto questo?”. La ragazza sorride e conferma: “Sì, si va a scuola”.

Questo articolo è dedicato alla figura del graphic designer “puro”. Bisogna sottolineare il fatto che sì, è una professione vera e propria, e necessita di specifici studi e di approfondite competenze tecniche.

Non si tratta semplicemente di sapere usare i programmi informatici dedicati, come quelli della suite Adobe: bisogna conoscere le regole che riguardano la stampa e la tipografia, capire come gestire e organizzare i contenuti, come proporli  al committente durante le diverse fasi dell’elaborazione, come trasformare le idee in effettivi strumenti di comunicazione.

Nel mondo contemporaneo, la grafica ci accompagna ovunque: per strada attraverso le insegne, la segnaletica, le affissioni, i cartelli vetrina; nei negozi e nei centri commerciali attraverso le etichette, le confezioni, la cartellonistica che ci guida e ci orienta. Ne subiamo il richiamo, a volte inconscio, quando operiamo una scelta basata sull’immagine esteriore: il libro che ha una bella copertina, il prodotto che ha una scatola ben concepita, il logo che associamo a un bene di consumo del quale conosciamo e apprezziamo la qualità.

A monte di tutto questo, c’è sempre un graphic designer che concepisce e elabora i messaggi visivi, tenendo conto delle mille variabili in gioco: a che pubblico ci si rivolge? Quali sono i trend del momento? In che fascia di mercato si deve posizionare il prodotto / servizio che ci è stato affidato? Di quale margine di creatività possiamo avvalerci, e quanto invece dobbiamo essere pragmatici? 

 

Graphic designer si diventa

Il punto di partenza è la passione per questo mondo. Poi, viene la frequentazione di un corso di formazione professionale, dove apprendere gli strumenti e le basi della progettazione.

Ma un vero grafico non finisce mai di studiare. Osserva con attenzione le mode, sfoglia regolarmente riviste e giornali per capire quali sono le tendenze in atto, segue gli innumerevoli blog e forum presenti online. L’aggiornamento fa parte integrante del mestiere, e rinunciandovi si rischia di restare tagliati fuori.

Fino a tutti gli anni 90, prima delle varie crisi economiche che hanno profondamente cambiato il mondo del lavoro, il grafico si occupava esclusivamente del visual, cioè delle immagini. Per gli altri incarichi gli facevano contorno diverse figure complementari: un copywriter per redigere le parti testuali dei messaggi, un illustratore nel caso servissero disegni di stampo artistico, un account manager che teneva i rapporti con il Cliente e mediava tutti i passaggi.

Oggi le grandi agenzie strutturate non sono più competitive, almeno per le piccole e medie aziende che rappresentano gran parte del nostro tessuto produttivo. Sempre più spesso i designer grafici sono liberi professionisti che competono sul libero mercato, ritagliandosi uno spazio e un ruolo, magari specializzandosi in ambiti operativi specifici.

La nuova società liquida richiede agilità, dinamismo e versatilità, con la conseguenza che al graphic designer viene richiesto di ricoprire vari ruoli.

Non è più tempo di figure improvvisate, e la buona formazione ne tiene conto.

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