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In grafica dire “nero” non basta

Pubblicato da Giuseppe // 25 maggio 2016 // 927 visualizzazioni

regole di grafica per il nero perfetto

 

Si fa presto a dire nero, il “non colore” che corrisponde alla totale assenza di luce. Ma le cose si complicano quando si tratta di renderlo graficamente, perché il “nero assoluto” è un’astrazione, visto che non esiste in natura. E, soprattutto, ci sono molte diverse ricette per renderlo in modo efficace.

Se nei vostri progetti di grafica state lavorando con i programmi della suite Adobe, vi sarà capitato di certo di importare in Photoshop un’immagine o una forma che apparivano nere in Illustrator o in Indesign, ma alla resa dei conti sono di un nero che appare molto differente rispetto a quello del fondo – altrettanto nero – su cui le poggiamo.

 

nero ricco Illustrator

 

Frequentemente, questo accade perché il nero “piatto” proposto dai programmi di impaginazione [C0 M0 Y0 K100] ha una composizione ben diversa dal cosiddetto “nero ricco”, che contiene percentuali di tutti i 4 colori. La variante di nero ricco più comune corrisponde a C63 M52 Y51 K100,  e deve la sua popolarità a Photoshop. Nell’immagine che segue, i due neri sono affiancati e messi a confronto; come si può notare, c’è molta differenza anche nella resa dell’immagine sovrapposta, alla quale è stato applicato il metodo di fusione “moltiplica”. Sul nero piatto la foto emerge con adeguato contrasto, sul nero ricco è quasi invisibile.

 

confronto colore nero

 

Come risolvere il problema del nero?

Si può aprire il file con Photoshop, misurare il valore del nero dello sfondo e attribuire lo stesso valore anche al nero utilizzato nel software di impaginazione. Oppure, se si è in possesso dell’immagine sorgente con i livelli, si può attribuire empiricamente il medesimo valore di nero a entrambi i fondi.

Tutto questo, tenendo ben presente che stiamo effettuando una valutazione che risente della luminosità propria del monitor, classica fonte di inganno quando si tratta di colori. La scelta e la regolazione definitiva dovranno essere effettuate a seguito di una prova di stampa su carta. Tenendo conto che lo stesso nero avrà una resa molto diversa anche a seconda del tipo di carta che scegliamo, patinata lucida, patinata opaca, uso mano e via dicendo. Insomma, un ginepraio.

 

confronto tonalità nero in grafica

 

50 sfumature di nero

Anche la gamma Pantone offre un’ampia scelta di neri, che in stampa vanno resi come 5° colore [lastra separata] perché la loro tenuta in quadricromia lascia molto a desiderare. Troviamo così il Black7, un raffinato “canna di fucile”, il Black6, un nero blu, il Black 5 e il Black 4, dall’accentuata componente rosso – terra, e svariati altri neri misti. Lontanissimi dal nero assoluto, ma suggestivi e sempre d’aiuto quando si vuole conferire eleganza a un elaborato.

A proposito di eleganza, ricordo che intorno agli anni ’70 la couturier veneziana Roberta di Camerino brevettò un procedimento di tintura che consentiva di ottenere il nero assoluto sulla seta. Hypernero, lo chiamavano. Sempre per stare in tema, Coco Chanel diceva: “Quando troverò un colore più scuro del nero, lo indosserò”. Forse il nero ricco di Photoshop l’avrebbe accontentata. Forse no.

 

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