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Le campagne gmail: provate con la gmail ads, non ve ne pentirete!

Pubblicato da Massimiliano Contessotto // 11 Dicembre 2019 // 68 visualizzazioni

Le campagne gmail non sono altro che un sottogruppo delle campagne Display che sfruttano come posizionamento le caselle di posta gmail degli utenti. La struttura degli annunci è basata su una “simil mail” dove andremo ad aggiungere il nome dell’attività commerciale che servirà da mittente ed un titolo che rivedremo nell’oggetto. All’interno della nostra mail inseriremo una descrizione grande i soliti 90 caratteri e alcuni asset di immagini ed eventualmente video. Volendo è possibile inserire un messaggio differente tra oggetto e contenuto stesso della mail, così da ottenere due angoli di comunicazioni. L’esempio più classico è dire nell’oggetto “coupon gratis per te” (ricordiamo il limite di 25 caratteri), e nel titolo della mail riprendere il tutto con magari una frase tipo “Scarica qui il Coupon da 50€”. Volendo, abbiamo anche la possibilità di inserire delle immagini che fungano da catalogo all’interno del mio annuncio differenziando il tutto con una call to action diversa a seconda delle immagini.

Per quanto la natura di questo tipo di campagna possa sembrare molto simile ad un’attività di email marketing è bene ricordare che noi non entreremo mai in possesso dei dati sensibili come la mail dell’utente che ospita il nostro annuncio ma ci limiteremo ai dati “classici” che la piattaforma ci darà. Importante, sarà valutare il tasso di apertura dei nostri annunci, peculiarità propria di questo tipologia di campagna.

Ma come sfruttare questa tipologia di campagna così singolare? Consigliamo di impiegarla in prospecting utilizzando pubblici basati su caratteristiche a noi peculiari. Un suggerimento può essere quello di creare un segmento di pubblico personalizzato basato sui termini di ricerca che hanno convertito di più. Ricordiamo che per funzionare, il segmento avrà bisogno di almeno 50 termini di ricerca differenti. Ulteriore sviluppo di questa strategia potrebbe essere quello di differenziare il pubblico in termini branded contro termini non branded.

Non dimentichiamo che le campagne gmail ads si prestano bene anche in fase di remarketing: anche qui vige la classica regola dei 100 utenti unici ogni 30 giorni nel nostro pubblico per poter pensare attuare il tutto. Attenzione che i segmenti di pubblico hanno una colonna dedicata agli utenti “disponibili” per le campagne gmail, che si differenzia da quelli disponibili per le campagne display classiche. Non è strano imbattersi in segmenti di pubblico che hanno i requisiti per poter lavorare su remarketing in display ma invece non ne hanno per il remarketing su gmail.

Questo tipo di campagne risultano essere spesso snobbate e dimenticate, ma vi assicuriamo che meritano una piccola chance. La natura particolare, il pubblico non troppo vasto risultano avere diversi bonus e diversi malus. Se da un lato incorreremo in costi per clic non troppo alti dovuti a una concorrenza spesso e volentieri bassa, dall’altro è anche vero che non dobbiamo aspettarci volumi di apertura e conversioni così alto. Sono campagne che tendono a convertire con un costo per conversione nella media, tuttavia a quantità molto più limitate rispetto ad altre tipologie di campagne. Di conseguenza a tutto ciò, i costi totali tendono ad essere limitati.

La prossima volta che avrete del budget aggiuntivo da sfruttare, ma non abbastanza elevato per grandi manovre su rete Display, provate con la gmail ads, non ve ne pentirete!

Se volete imparare a gestire le vostre campagne gmail ads potete informarvi   sul corso di Google ads .

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