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L’odio sociale 3.0: una mia personale riflessione

Stiamo veramente usando il web nel modo migliore? Come proteggerci da minacce e insulti nei social network? Ecco cosa ne penso

Pubblicato da Luca // 27 gennaio 2017 // 176 visualizzazioni

riflessione sull'utilizzo dell'odio nei social network

Lavorando ogni giorno a stretto contatto con il mondo web (e per mondo intendo il nostro Pianeta), ho notato che negli ultimi due anni c’è un sentimento che sta tornando ad influenzare le masse, più di ogni altra cosa. Sto parlando dell’odio.

Badate bene, esistono diversi tipi di odio e comprendono intolleranza, bullismo, razzismo e ignoranza.

È importante fare una premessa.

Il web è sempre stato un ottimo habitat dove far crescere l’odio, ma i social network ora stanno giocando un ruolo particolare nella creazione di community dell’odio o semplicemente nell’abituare gli individui all’indifferenza. Google e Facebook si sono coalizzati per ridurre la circolazione di notizie poco attendibili.

Per capire quanto sia avvelenato il web è sufficiente fare una semplice ricerca.

ricercare gay su google

ricercare immigrati su google

ricercare negri su google

Un popolo senza responsabilità

È idea ormai diffusa che non siamo più così sensibili a ciò che vediamo sullo schermo del nostro smartphone o pc. Ovvero, tendiamo a percepire la nostra realtà con un maggior distacco, come se ci fosse un filtro che ci esclude dalla vita pubblica. Forse perché ci sentiamo impotenti, disillusi, o forse perché tendiamo a prendere la strada che ci impegna il meno possibile.

Sarà capitato a tutti di provare sdegno e al tempo stesso solidarietà verso chi ha subito un atto di violenza o di emarginazione. Immagino la vostra reazione immediata sui principali canali social sia stata quella di condividere la vostra opinione e dimostrare da che parte state, ma subito dopo?

Beh, il più delle volte ognuno torna alla propria vita quotidiana, senza sentirsi realmente coinvolto. C’è una parola che definisce questo stato e ne abbiamo parlato più di un anno fa: è slacktivism.

Quali sono le conseguenze?

  1. Deresponsabilizzazione dei contenuti condivisi.
  2. I contenuti diventano il bersaglio preferito di minacce e insulti.
  3. La comunicazione si impoverisce.
  4. La violenza verbale è percepita come l’unico modo per attirare l’attenzione su di sé.
  5. L’immagine, per la sua immediatezza, diventa l’unico mezzo di comunicazione.
  6. Cresce la frenesia nel trovare continuamente l’approvazione degli altri.
  7. La presenza online diventa una condizione indispensabile per esistere all’interno di un gruppo.
  8. Spaccatura della società, tra chi guarda e chi vuole essere guardato/a.

Come difendersi

È molto difficile rinunciare all’utilizzo del canale web e nei prossimi anni sarà praticamente impossibile. Dobbiamo renderci conto che stiamo vivendo un periodo della storia dell’uomo paragonabile solo all’introduzione della stampa e l’accesso per tutti alla conoscenza.

Ora, sarete d’accordo con me che la storia ci ha già insegnato quanto inutili sono state le liste dei libri proibiti.

Quello che serve veramente è:

  1. Un confronto diretto e reale
  2. Rallentare ogni tanto
  3. Uscire e dimenticarsi lo smartphone a casa
  4. Concentrarsi sull’esperienza più che sulla condivisione dell’esperienza

Conclusione

Non fraintendetemi, io amo i social network e credo siano uno strumento importante nella nostra vita e nel nostro lavoro.
Tuttavia sono convinto che un uso più consapevole di questi canali possa invertire la tendenza secondo cui chi offende viene condiviso come fonte autorevole. Anche l’aspetto business potrebbe esserne influenzato positivamente.

Per cominciare, realizzare una campagna adv potrebbe essere più economico e inoltre tutti quei contenuti fuffa, creati ad hoc solo per vendere spazi pubblicitari e fomentare sospetti e caos non avrebbero più una copertura sufficiente da togliere spazio ai veri contenuti di qualità.

Lo so, sembra una lotta contro i mulini a vento, ma bisogna iniziare da qualche parte.

Meno c….ate, potrebbe voler dire meno odio sul web.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

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