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Il miglior video del 2016

Un idea vincente ha bisogno di programmazione per diventare un vero contenuto virale

Pubblicato da Luca Binotto // 16 giugno 2016 // 193 visualizzazioni

miglior video 2016

 

A quanti si chiedono come faccio a sapere che il seguente video è il migliore del 2016, recito le mie ragioni:

  1. Originale.
  2. Sorprendente.
  3. Coinvolgente.
  4. Emozionante.
  5. Pertinente.

Abbiate pazienza, riconosco la vostra curiosità, ma datemi solo il tempo di farvi apprezzare meglio perché questo video può diventare virale…non andate subito alla fine dell’articolo per vederlo.

Spesso in questo blog ci siamo soffermati sulle caratteristiche che dovrebbe avere un video per diventare virale e più in generale, come il video sia a tutti gli effetti il contenuto re del web. Per non parlare delle lezioni di social media marketing, dove ci soffermiamo a lungo su questo tema.

Non esiste una ricetta della viralità, o meglio, esistono delle condizioni che determinano il successo di un video e sono quest’ultime a fare la differenza.

Regalatemi un po’ del vostro tempo, vediamo di quali condizioni si tratta.

  1. Originale

    Ci aveva mai pensato qualcuno? Non credo.
    Basterebbe questo a creare l’effetto di originalità, ma ovviamente una cosa è pensarlo, un’altra cosa è farlo bene. Sono necessarie risorse economiche e tempo. Un video fatto bene non si improvvisa ed è vincolato da una solida programmazione. Si parte dall’obiettivo e poi si arriva all’idea. Il progetto Let’s Open Our World ha una struttura solida che si sostiene con una ottima strategia multicanale: immagini, video, testimonianze, statistiche.

  2. Sorprendente

    Senza fare spoiler, l’effetto sorpresa che si crea in conclusione al video è solo la prima di tante emozioni che viviamo, ma è di gran lunga la più importante. Una sorpresa positiva e di conseguenza, più facile da trasmettere e condividere. C’è pure spazio alla commozione. Leggo pure una critica nei confronti di quella parte della società che preferisce non ammettere la realtà difronte ai propri occhi. Ecco che la sorpresa è anche riscoprire quella verità, come in questo caso.

  3. Coinvolgente

    Gran parte della forza di questo video si concentra nei primi 5 secondi: un mix di emozioni assortite, da parte dei protagonisti e una domanda: Would you dare to question who you realy are? Oseresti mettere in discussione chi sei veramente?

    Ricordate, mettere in discussione le certezze delle persone è un potente mezzo di persuasione che rende particolarmente vulnerabili, ma allo stesso tempo ricettivi perché nella testa frullano diverse domande del tipo, a che gioco giochiamo? Cosa ha scoperto su di me? Come dovrei reagire se?

    Una volta ottenuta l’attenzione dell’utente, ogni secondo in più di video è tutto di guadagnato, perché ora l’unica domanda è: come andrà a finire? Questo è l’effetto coinvolgente della storia.

    Alla storia dovremmo dedicare un intero articolo e forse lo faremo. La narrazione ci rende parte dell’esperimento e pronti a partire per il viaggio del nostro DNA. Siamo uno di loro e le loro emozioni, le loro risposte, sono anche le nostre.
    Chiunque in difesa della propria identità, della propria razza, o della propria religione è spinto a prendere una posizione. Il coinvolgimento emotivo viene attivato anche dalle risposte secche degli intervistati. Si tratta di una presa di posizione chiara che possiamo condividere oppure no, ma è a tutti gli effetti reale e per questo motivo ci fa riflettere su noi stessi, su quali sarebbero state le nostre risposte.

  4. Emozionante

    Abbiamo ripetuto molte volte che le emozioni sono ciò che ci spinge a compiere un’azione, a desiderare e infine comprare un prodotto. Il ricordo di un’esperienza è molto difficile da dimenticare. A volte ricordiamo i particolari di un fatto che ci ha coinvolti, solo dopo aver provate le stesse emozioni. Esiste, poi, una memoria genetica che si evoluta nei secoli ma rimane comunque viva in noi, come il nostro istinto a sopravvivere. Il marketing non deve far altro che riconoscere le emozioni preferite del suo target, per spingerlo nella direzione desiderata.

  5. Pertinente

    Il video crea una relazione con la realtà che viviamo oggi, dove la paura del diverso e l’indifferenza sono solo le conseguenze di una crisi di identità della società oltre che di una chiusura mentale, che troppo spesso sfocia nella violenza. Non solo, perché il progetto è pertinente anche a fini marketing. Un mondo aperto, inizia da una mente aperta. Il messaggio che ci comunica il video è una spinta a conoscere, a viaggiare e creare relazioni con gli altri.

    Il committente, infatti, è Momondo, un motore di ricerca di viaggi, con sede a Copenaghen, che consente agli utenti di trovare e confrontare i prezzi dei voli, degli hotel e delle auto a noleggio (fonte: Wikipedia). Io non lo conoscevo, devo essere sincero, ma dopo questo video ho potuto apprezzare anche il loro sito e non nego che potrei considerarlo per i miei prossimi viaggi.

 

Buona visioni e ci rivediamo nelle conclusioni.

 

 

Conclusioni

Il video è stato lanciato ad inizio giugno, probabilmente con l’obiettivo di aumentare la brand awareness di Momondo e di conseguenza i clienti. Tuttavia è importante ricordare che il video si inserisce all’interno di una più ampia strategia del Gruppo danese, che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del rispetto, della convivenza tra popoli e soprattutto sulla scoperta. Tutti aspetti che vedono nel viaggio la primaria valvola di sfogo.  Non è superfluo. Andate a guardarvi anche i video realizzati per le singole storie. Un contenuto fine a se stesso non avrebbe avuto la stessa forza e non sarebbe diventato un fenomeno di massa, quindi virale.

Non si tratta solo di un video!
Momondo cerca di farsi generatrice e veicolo di una nuova filosofia di viaggio, più sensibile e probabilmente meno globalizzata, della serie, se andate in Thailandia adeguatevi agli stili di vita, nel rispetto dei luoghi e dei loro abitanti e non finite nella prima pizzeria o McDonald’s.

È stato condotto anche uno studio sugli effetti che ha il viaggio sulla fiducia verso paesi diversi da quello di origine. E il progetto continua con contributi esterni da parte di blogger, viaggiatori e immagini che possono essere condivise da chiunque su Facebook e Instagram, utilizzando l’hashtag #LetsOpenOurWorld.

Ecco, per chi cerca di rispondere all’eterna domanda su come realizzare un contenuto virale, qui c’è tutto per rispondergli.

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