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Native advertising: la morte del banner?

Pubblicato da Luca Binotto // 20 maggio 2013 // 41 visualizzazioni

 

Banner standard

Probabilmente chi disegna e crea banner pubblicitari non sarà molto felice di scoprire che…servono davvero a poco!

Ammettiamolo: questi “figliastri” del marketing online ormai hanno superato la data di scadenza; in passato sono stati molto utilizzati arrivando all’eccesso: siti pieni di quadri, torri, leaderboard statiche o in movimento per dare (solo) l’illusione di dinamicità.

Quindi perché utilizzare questo spazio per inutili, fastidiosi e bruttini rettangoli promozionali e non per un tipo di pubblicità “integrata” in contenuti di alta qualità, non invasiva e non fastidiosa per l’utente.

Di cosa parlo? Di “native advertising”; pubbliredazionali contestualizzati che appaiono nello news feed, ideati per migliorare la user experience fornendo contenuti semanticamente rilevanti, senza interrompere il flusso di informazioni stesso.

Ma mettere della pubblicità in mezzo al testo non va contro ogni logica di web marketing? Si, se fatto male.
Riuscire a posizionare questi ads in modo organico, attento e non eccessivo riuscirà a farli sembrare un “contenuto importante e d’aiuto pagato apposta per questo scopo”.
Ormai il fenomeno di “banner blindness” è diventato epidemico e gli utenti tendono inconsciamente a escluderli dall’insieme della pagina concentrandosi sui veri contenuti.

Solve Media ha fatto un interessante studio sul native advertising:

– verranno investiti 3 miliardi di dollari nel settore entro il 2016

– il 70% dei creativi afferma che la user experience è la cosa più importante della native advertising

– il 14,3% degli editori sta prendendo in considerazione la native advertising

– il 57% degli investitori privati vuole investire in native advertising

Dati decisamente confortanti, no?
 

Approfondiamo l’argomento con una bella infografica di IPG Media Lab e Sharethroug: dopo aver fatto un sondaggio fra 4770 consumatori e aver utilizzato una speciale tecnologia “eye-tracking”, hanno scoperto che i “native ads” vengono visti il 53% in più rispetto all’advertising classico, aumentando anche l’intenzione d’acquisto degli utenti e il click-rate.

Infografica
Infografica by Sharethrough

Certo, alcune persone sono diffidenti e valutano questa tecnica come un sotterfugio, una sorta di pubblicità occulta ma…i banner chi li guarda più? Questa è una delle strade alternative più interessanti.

In conclusione: AdWords, Tipe-in captcha, YouTube promoted videos, Facebook notizie sponsorizzate, Tweet sponsorizzati, eccecc…impegnate meglio lo spazio nel vostro sito internet! 

 

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